Il
microscopio è uno strumento costituito da sistemi di lenti
che consentono di ingrandire oggetti molto piccoli, ma anche di
rendere più acuta la visione, consentendo di osservare
un maggior numero di particolari. L’immagine osservata al
microscopio è capovolta ed ingrandita rispetto all’originale.
Se si utilizza una lente, l’ingrandimento è dato
dal seguente rapporto:
| ingrandimento
della lente |
= |
250
mm (distanza di
visione normale) |
: |
f
(distanza focale
della lente) |

G
rappresenta l’oggetto; la lente d’ingrandimento avvicina
l’oggetto nella posizione G1 che formerà
sulla retina dell’occhio una immagine capovolta e ingrandita
rispetto alla visione senza lente; 250 mm è
la distanza di visione normale di lettura ed è una distanza
fissa di riferimento; f rappresenta la distanza
focale, cioè la distanza tra il centro della lente e G1.
Per avere un ingrandimento maggiore deve aumentare la curvatura
della lente e l’oggetto dovrà essere osservato ad
una distanza minore. Per questo, con il microscopio ad alti ingrandimenti,
l’obiettivo va quasi a sfiorare il vetrino con il preparato
da osservare.
I difetti delle lenti si chiamano aberrazioni
e ne esistono due tipi principali: l’aberrazione
cromatica, che provoca una sfocatura dei colori e dipende
dalla natura della luce, e l’aberrazione sferica
dovuta alla curvatura della lente. Entrambe vanno corrette aggiungendo
altre lenti per compensare i difetti. Per questi motivi gli oculari
ed in particolare gli obiettivi dei microscopi sono costosi ed
il costo aumenta con la correzione delle aberrazioni.
I microscopi sono ottici o elettronici. I microscopi ottici
utilizzano come fonte luminosa una lampada e lenti per ingrandire
fino ad un massimo di 1200 ingrandimenti. I microscopi
elettronici usano un fascio di elettroni ed apparati
elettronici per ingrandire fino ad oltre 500.000 ingrandimenti,
giungendo ad osservare le grosse macromolecole.

Nella figura sopra si può osservare un microscopio ottico
per attività di laboratorio e sono indicate tutte le parti
principali che lo costituiscono.
Prima di utilizzarlo è importante conoscere alcuni dettagli.
La luce prodotta dalla lampada attraversa il condensatore
(sistema di lenti con un diaframma) che forma un cono di luce
concentrandolo nel foro del tavolino portaoggetti,
sul quale è posto il vetrino con il preparato da osservare.
Il condensatore presenta normalmente una levetta che apre e chiude
un diaframma ad iride (come la nostra pupilla):
ad ogni osservazione, cambiando obiettivo, il diaframma deve essere
regolato per avere una buona visione dei particolari.
Gli obiettivi presentano incisi due numeri: uno
si riferisce all’ingrandimento (individuabile perché
seguito da un x), l’altro alla apertura numerica dell’obiettivo.
Ad esempio 40x / 0,65. Sull’ingrandimento si è già
detto. L’apertura numerica è un valore che sinteticamente
esprime la luminosità e quindi la qualità di un
obiettivo. Inoltre il valore dell’apertura numerica determina
la capacità analitica di un obiettivo, cioè la capacità
di vedere distinti due punti molto vicini. In generale, per un
dato obiettivo, maggiore è l’apertura numerica, migliore
è la capacità analitica.
L’ingrandimento totale di un microscopio è dato dal
prodotto dell’ingrandimento dell’obiettivo
per quello dell’oculare. I limiti dell’ingrandimento
di un microscopio ottico (massimo 1200-1300 ingrandimenti) sono
dovuti ai difetti delle lenti che aumentano con l’ingrandimento,
e soprattutto alla natura stessa della luce bianca e alle sue
caratteristiche: la capacità analitica non può superare
un valore limite, quindi anche se si ingrandisse ulteriormente,
la qualità dell’immagine non migliorerebbe, anzi
peggiorerebbe.
Nel
microscopio elettronico, per aumentare la capacità analitica,
si sostituisce la luce bianca con un fascio di elettroni e al
posto delle lenti si utilizzano apparati elettronici. Per questo
motivo si possono raggiungere ingrandimenti maggiori e immagini
molto dettagliate di buona qualità.
L’osservazione con il microscopio ottico deve sempre iniziare
con l’ingrandimento minore: si cerca il campo migliore del
preparato, si mette al centro ciò che interessa e si passa
al successivo obiettivo di ingrandimento immediatamente maggiore
regolando luce, diaframma del condensatore e messa a fuoco.
Particolare attenzione si deve avere con gli obiettivi ad ingrandimento
maggiore, poiché per mettere a fuoco si deve avvicinare
l’obiettivo quasi a sfiorare il vetrino con il preparato.
Normalmente gli obiettivi sono parafocali, cioè
passando da un obiettivo all’altro l’immagine è
quasi a fuoco o, al massimo, si devono fare piccoli spostamenti
con la manopola micrometrica. Se non si trova subito il fuoco,
tornare all’obiettivo precedente decisamente più
corto che non presenta il pericolo di urtare e danneggiare le
lenti e ripetere l’operazione.
L’obiettivo 100x richiede una goccia d’olio
apposito che unisce il vetrino con il preparato e l’obiettivo:
questo perché a questo massimo ingrandimento la presenza
di aria interposta provoca difetti dell’immagine. L’olio
ha le caratteristiche ottiche del vetro ed evita alterazioni dell’immagine.
Si deve avere particolare attenzione a non sporcare gli altri
obiettivi con l’olio ad immersione e nella messa a fuoco
poiché l’obiettivo è molto vicino al vetrino
del preparato.
Per tutti gli altri dettagli operativi l’insegnante sicuramente
proporrà una scheda operativa da seguire attentamente.