Lo
studio delle cellule iniziò con l’invenzione del
microscopio composto (formato da più lenti) per mezzo del
quale si poterono osservare strutture molto più piccole
di quelle visibili ad occhio nudo.
Le prime lenti furono costruite tra il 1100 e il 1200 e lo stesso
LEONARDO DA VINCI le utilizzò più
tardi per osservare oggetti di piccole dimensioni.
Nel 1590 i fratelli JANSSEN (figura
1) mettendo insieme due lenti all’interno
di un tubo, costruirono un rudimentale microscopio composto. All’inizio
del XVII secolo, anche GALILEO GALILEI (figura
2) costruì un microscopio inserendo due
lenti in un cilindro e con questo strumento riuscì ad osservare
prima e descrivere poi la struttura geometrica degli occhi delle
mosche.
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| Fig.
1 |
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Fig.
2 |
Nel
1674 ANTON VAN LEEUWEHOEK (figura
3), commerciante olandese, molto abile nella costruzione
di lenti, fabbricò un microscopio formato da una lente
oculare e da una lente obiettivo (figura
4).
Con
questo microscopio LEEUWENHOEK scoprì
un ricco micromondo fatto di eritrociti, protozoi, spermatozoi,
uova di mollusco, batteri, da lui chiamati “little animals”
(animalucoli) descritti, con dovizia di particolari, nelle lettere
inviate alla Royal Society di Londra, la più importante
accademia scientifica del tempo. Ed ecco cosa diceva in una lettera
inviata all’accademia il 7 settembre 1674 nel descrivere
il contenuto di un campione d’acqua del Berkelse Lake:
many little animals… Some were roundish… Others, a
bit bigger,… [were] oval [egg-shaped]. On these last I saw
two little legs near the head... two... fins [were] at the...
[rear] end of the body... These animalcules [little animals] had
divers [different] colors. Some... [were] whitish and transparent
[clear]... Others [had] green and glittering... scales... The
motion of most of these animalcules in the water was so swift,
and so various… that it was wonderful to see.
molti piccoli animali... Alcuni tondeggianti... Altri, un po’
più grandi,... [erano] ovali [a forma di uovo]. In questi
ultimi ho visto due piccole gambe vicino alla testa... due...
zampe [erano] alla... [parte posteriore] fine del corpo... Questi
animaletti [piccoli animali] avevano diversi [differenti] colori.
Alcuni... [erano] biancastri e trasparenti [chiari]... Alcuni
[avevano] verdi e brillanti... squame... Il movimento di gran
parte di questi animaletti nell’acqua era così
veloce, e così variabile... che era meraviglioso osservarlo.
Quasi
contemporaneamente a LEEUWENHOEK, l’inglese
ROBERT HOOKE (figura
5), osservando al microscopio (figura
6) fettine sottili di sughero aveva notato minuscole
cavità di forma geometrica (figura
7) da lui chiamate cellule (cells) o piccole celle.
Le cellule erano vuote, ma il sughero era un tessuto morto.
Nei
tessuti viventi queste unità non sono vuote, bensì
piene di un fluido gelatinoso al quale fu dato il nome di «protoplasma»
dal fisiologo cèco Johannes Evangelista Purkinje (1787-1869).
In Italia le osservazioni al microscopio iniziarono nella prima
metà del 1600 con la fondazione della Accademia dei Lincei
per opera del principe Federico Cesi
e già nel 1625 veniva stampata a Roma, da Matthaus Greuter,
la prima opera a stampa di microscopia biologica, La Melissografia
di Francesco Stellati (1577-1653) (figura
10).
Nel 1800 con il perfezionamento del microscopio e l’uso
di coloranti per evidenziare il contenuto delle cellule, si scoprì
che in tutte era presente una zona sferica più densa che
venne chiamata nucleo.
Le numerose osservazioni portarono, nel 1838, il botanico tedesco
MATTHIAS JAKOB SCHLEIDEN (figura
8) ad affermare che tutte le piante erano composte
di cellule e che la cellula rappresentava l’unità
base di costruzione degli organismi.
L’anno successivo un fisiologo tedesco, THEODOR
SCHWANN (figura 9),
ampliò questo concetto, giungendo alla conclusione che
tutti gli animali, oltre che tutte le piante, erano formati da
cellule e che ogni cellula era circondata da una membrana che
la separava
dal resto del mondo.
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| Fig.
8 |
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Fig.
9 |
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Fig.
10 |
La
«teoria cellulare» di Schleiden e Schwann tuttavia
risultava incompleta, perché non dava spiegazioni sull’origine
delle cellule, infatti in quel periodo le idee in merito erano
molto confuse e lo stesso Schleiden riteneva che le cellule nascessero
ex-novo da una sostanza fondamentale amorfa.