La Boschina di Crenna
Percorso botanico
Il gruppo di lavoro del progetto Boschina ha individuato un percorso botanico all'interno di questa area verde a due passi da Gallarate.

Il percorso ha inizio sul Viale dei Tigli, nei pressi della sede del Liceo Scientifico "Leonardo da Vinci". Si sale sulla destra verso Crenna seguendo strade urbane verso la località Boschina per proseguire poi su strade sterrate. Ventiquattro specie botaniche interessanti sono state individuate sul territorio ed evidenziate sulla mappa...
#04 Biancospino
Crataegus monogyna Jacq.
Hawthorn
In genere il biancospino selvatico si presenta sotto forma di arbusto tipicamente spinoso, provvisto di foglie coriacee, ma può, in alcuni casi, raggiungere anche un’altezza di 8-10 metri e presentarsi come un vero e proprio albero.
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Le foglie di questa pianta sono generalmente ovoidali o romboidali, con margine semplicemente dentellato o inciso da 3–7 lobi poco profondi. Sono provviste di picciolo e presentano la pagina superiore color verde chiaro e lucida, mentre quella inferiore è verde-grigiastra, glabra o leggermente pelosa.
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I fiori ermafroditi sono bianchi, dal tenue profumo e appaiono in aprile e maggio raccolti in corimbi terminali (piccoli ombrelli) eretti. I petali sono cinque. Il nettare, prodotto in gran quantità, è raccolto in prevalenza da mosche, coleotteri e imenotteri. Gli organi femminili del fiore maturano prima di quelli maschili.
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I frutti, falsi perché derivano non dall’accrescimento dell’ovario, ma bensì da quello del ricettacolo fiorale, sono piccoli pomi di forma tondeggiante, rossi quando diventano maturi, coronati all’apice dai residui del calice; contengono un solo seme osseo. I frutti sono insipidi e farinosi e sono assai apprezzati dai passeracei, merli, tordi e cornacchie.
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Il biancospino è diffuso in tutta Italia tra gli arbusti, nelle radure dei boschi di latifoglie e nelle pinete di pino silvestre; generalmente tollera molto più l’ombra e predilige terreni argillosi e incolti; si spinge sulle colline fino ad un’altitudine di 1000 metri. È coltivato nei parchi e nei giardini come pianta ornamentale. Spesso si trova nelle siepi lungo le strade di campagna. In tempi di carestia i frutti del biancospino sono stati utilizzati anche dall’uomo: seccati e macinati, venivano mescolati col pane. Sicuramente rientravano nell’alimentazione degli abitanti delle palafitte: ingenti depositi di semi sono stati trovati tra le vestigia degli antichi villaggi lacustri. Il biancospino è ampiamente utilizzato in medicina popolare in quanto i fiori, i semi e la corteccia contengono vari acidi organici oltre ad altre sostanze specifiche (quercitrina, crategina, oxyacantina), che esercitano un’azione antispasmodica sul cuore e sui vai sanguigni, cioè sono in grado di regolare la pulsazione cardiaca e la pressione. Tali sostanze agiscono anche sul sistema nervoso con un effetto sedativo. Il legno ha la tendenza ad imbarcarsi e a fessurarsi, per cui viene usato soprattutto come combustibile. Il biancospino è ritrovato come pianta benefica nelle tradizioni di molti paesi; i greci lo consideravano l’emblema della speranza. Il nome Crataegus deriva dal greco “krataigos” e veniva impiegato fin di tempi di Teofrasto.
Altre foto degli studenti sul "Biancospino" (4 immagini)



